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Quadro storico del territorio

La valle risulta frequentata già dal neolitico, lo testimoniano i numerosi ritrovamenti di materiale di scarto della lavorazione della selce presso il lago della Poinella.

I primi segni di stabile frequentazione si trovano a partire dal 1400-1200 a.C. Numerosi sono i reperti e le testimonianze dell'influenza della cultura “Fritzens-Sanzeno” a partire dall'età del bronzo medio fino all'età del ferro.

Generalmente questa cultura si ritiene fosse propria delle popolazioni che le fonti antiche chiamano "Reti", e che erano insediate appunto in queste zone. Mentre Strabone parla dei Reti come di un unico popolo, Plinio precisa che erano divisi in vari gruppi, pur riconducibili a una comune appartenenza etnico-culturale.

La cultura di Fritzens-Sanzeno è attestata dal VI fino al I secolo a.C., quando le campagne militari di Tiberio e Druso nel 15 a.C. portarono le Alpi occidentali e certamente anche la nostra valle sotto il dominio romano; la guerra contro i Reti segna di fatto, per la val di Rumo, la fine dell'età del Ferro.

Le nostre antiche popolazioni ebbero, a partire dal VI secolo a.C., delle significative relazioni con gli Etruschi che in quel periodo raggiunsero la loro massima espansione nell'Italia settentrionale. Gli Etruschi svolsero in quel periodo un importante ruolo di mediazione tra il mondo mediterraneo e quello transalpino, in concomitanza con l'affermarsi dell'espansione commerciale dei Greci nell'alta Italia.

In questo periodo i traffici lungo la valle di Non dovevano già essere sviluppati, dato che essa era la via più breve, e meno malsana (rispetto alle paludi della valle dell'Adige) per arrivare ai due passi di Resia e del Brennero. Importante era certamente il percorso che idealmente congiungeva l'Alto Garda passando da Molveno, Mechel, Rumo passo Castrin (Castrum), passo Resia, ed ancor più importante il commercio dell'ambra che fioriva su questa via.

Gli importanti reperti in ferro (ascia, falcetto, attizzatoio) ed in rame (fibula ed ago crinale), databili al II-III secolo a.C. rinvenuti in loco testimoniano l'alto livello raggiunto dalla siderurgia locale, nonché il ragguardevole grado di civiltà raggiunto rispetto alle confinanti popolazioni delle Alpi. Importante e significativo è stato il ritrovamento casuale di una stele (ancora presente nel luogo del ritrovamento) recante incisa una doppia spirale, simbolo del sole e del tempo, della vita e della morte, essa è probabilmente una pietra tombale risalente ad alcuni secoli a.C.

Significativa misura del livello di civiltà raggiunto nel periodo preromano dalle popolazioni della nostra valle, ci viene dalla testimonianza ricavata dai reperti trovati in quel che rimane dei presunti roghi votivi (o con termine in tedesco Brandopferplatz, composto da Brand, rogo, Opfer, sacrificio, e Platz, luogo), luoghi di culto all'aperto esistenti nelle Alpi nell'età del ferro e con precedenti anche nell'età del bronzo.

Questi riti si svolgevano spesso in alta montagna e sono testimoniati dall'esistenza di terreno carbonizzato, resti di offerte ceramiche, sempre infrante ritualmente, resti vegetali quali leguminose e cereali, e ossa di animali, spesso capre e maiali. Un bellissimo esempio è il rogo ritrovato quasi intatto a Santa Gertrude d'Ultimo e conservato presso il museo archeologico di Bolzano.


L'età romana


Già nei primi decenni del I secolo d.C., la popolazione locale risulta totalmente integrata nel mondo romano, tanto che i suoi esponenti si comportavano, pur non avendone il diritto, da cittadini romani militando addirittura nella guardia personale dell'imperatore. Ciò viene confermato dalla Tavola Clesiana, l'editto con cui l'imperatore Claudio nel 46 d.C. conferì la cittadinanza romana agli Anauni.

Poche sono le tracce dell'influenza di oltre quattro secoli di dominio dell'Impero romano, anche se il dialetto locale, di indubbia radice latina, ci ricorda l'importanza avuta nella valle da tale periodo storico.

Lungo l'antica strada di accesso, che fino a tutto il XVII secolo, era la principale via di collegamento con la val di Non, troviamo ancora incisi, in due tratti dell'affiorante roccia porfirica, i segni delle carreggiate, che i Romani usavano talvolta tracciare lungo le loro vie di comunicazione. L'importanza di questa strada, che ci univa alla pieve di Revò, viene ricordata anche nella carta di regola della comunità di Rumo, ove si parla della manutenzione ordinaria e straordinaria, del ponte di Montagnana.

Altra traccia, della presenza delle aquile di Roma, e certamente quello che rimane della torre di avvistamento, ora conglobata nei resti di Castel Placeri. Questa struttura (recante tra l'altro una pittura di Antonio Baschenis raffigurante una Madonna con bambino del 1479) ci mostra chiaramente i metodi costruttivi propri del periodo romano, con l'uso di blocchi consistenti di pietra e l'uso di barbacani, nelle vicinanze è stata ritrovata perfettamente conservata una punta di lancia del II - III secolo d.C.

storia-01

Popoli dell'Italia
settentrionale IX sec. a. C.

storia-02

La via dell'Ambra
collegamento alla civiltà etrusca

storia-03

Ipotesi di ricostruzione
di una casa retica

storia-04

Ipotesi di ricostruzione
di un forno per ceramiche

storia-05

Reperti ciaslir Rumo
circa 1200 a. C.